Leggere, scrivere pensare: ecco il riassunto della mia giovinezza. Erano le sole gioie che avevo alla mia portata e le prendevo avidamente.
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Arte & Cultura
Anna Maria Zuccari in Radius – Neera (1846 – 1918)
Un’altra importante personalità letteraria che ha reso celebre Caprino Bergamasco è Anna Maria Zuccari in Radius, nota con lo pseudonimo di Neera.
Neera nasce nel 1846 in una famiglia borghese. Figlia di un architetto e di una casalinga, trascorse una giovinezza malinconica e riflessiva, prematuramente segnata, dalla morte improvvisa della madre a soli 10 anni.
Come tutte le bambine dell’epoca i suoi studi scolastici terminano con la fine delle elementari. Passò tutta quella parte di vita accanto alla figura austera del padre, che fu intervallata da lunghi soggiorni a Caravaggio presso le zie paterne ed appunto a Caprino Bergamasco. Rimane in casa del padre fino al 1866, quando muore.
La situazione economica delle donne è molto precaria e così è costretta a sposare un banchiere per ripristinare le proprie finanze. Ha due figli, ma non si accontenta solo della sua vita da casalinga. Dopo 4 anni di matrimonio scrive e pubblica delle novelle e romanzi con il nome Neera.
Già “Vecchie catene”, romanzo d’esordio, era stato ambientato in Val San Martino, ma soprattutto “Un nido”, le cui vicende si snodano tra i bassifondi di Milano e Caprino Bergamasco “l’oasi di pace … oltre l’Adda, il cui nome pare una dedica alle capre”, che il legame tra Neera e il piccolo centro bergamasco diviene esplicito e riconosciuto.
Il romanzo “Un nido” è tra i più importanti della sua prima produzione letteraria. Il romanzo venne pubblicato per la prima volta nel 1880 e con questo si avviava a diventare una delle scrittrici più lette e apprezzate dell’ultimo ventennio del XIX secolo: la seconda parte del libro è ambientata proprio a Caprino Bergamasco e contribuì a preparare e in parte già a conferire al piccolo borgo bergamasco quella fama di luogo letterario al centro di una cultura di provincia, ma non provinciale, che, l’arrivo dello scrittore Antonio Ghislanzoni, porterà a livelli compiuti e da allora mai più eguagliati.
Neera tornerà ad ambientare la vicenda di un suo romanzo in Val San Martino; in “La freccia del Parto”. Infatti, la vicenda inizia e si sviluppa a Calolzio, in un’atmosfera “civettuola”, tra eleganti villini liberty e tranquilli giardini immersi in una vegetazione lussureggiante e pervasi dal fischio del treno a vapore della vicina stazione ferroviaria.
In quest’opera la scrittrice restituisce un’immagine di Calolzio in cui la natura è ancora in grado di permeare fortemente la dimensione quotidiana del vivere. Queste immagini naturali potrebbero essere confrontate con analoghe suggestioni suscitate dal paesaggio della Val San Martino in brani letterari di quegli stessi anni, come per esempio il giardino della casa di Caprino in “I drammi del mio giardino” di Antonio Ghislanzoni.
Il legame con Caprino, mantenuto solido e vivo durante la maturità con continue visite e brevi soggiorni, venne ricordato da Neera con accenti commossi e intrisi di malinconica nostalgia anche nella sua opera autobiografica estrema “Una giovinezza del secolo XIX”, dettata e in parte scritta a fatica, con la sola mano sinistra a causa della malattia che la stava consumando, edita postuma a Milano.
Neera morì il 19 luglio 1918, ma la sua presenza rimane sempre viva nella storia del piccolo borgo bergamasco.