La svolta arrivò con le seconde nozze con Pietro Sozzi, un facoltoso imprenditore della seta originario della Val San Martino. Con il matrimonio si trasferì definitivamente a Caprino Bergamasco, nel settecentesco Palazzo Mallegori, che divenne la sua dimora principale e un vivace centro culturale e politico.
Dotata di una profonda cultura e di un forte carisma, Teresa trasformò la propria casa in un rifugio per le idee risorgimentali. L’adesione clandestina alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini la espose a enormi rischi.
Durante i moti rivoluzionari del 1848, il suo attivismo divenne palese. Sospettata di finanziare i ribelli e nascondere materiale propagandistico, la sua villa subì una violenta e improvvisa perquisizione da parte dei militari austriaci. Per evitare l’arresto immediato e il carcere, Teresa fu costretta a fuggire precipitosamente e a rifugiarsi in esilio politico a Lugano con il fratello Pietro, unendosi ad altri esuli lombardi.
Rientrata in Italia dopo la fine delle fasi più acute della repressione austriaca, continuò a sostenere la causa unitaria, e recare qualche aiuto ai patrioti di Palazzago. In casa sua accolse come istitutore dei figli l’iseano Gabriele Rosa, reduce dalla prigione dello Spielberg e privato della cattedra pubblica dal governo austriaco a causa delle sue idee repubblicane, e nel 1859 addirittura il generale Garibaldi, che marciava coi suoi volontari verso Bergamo.
Fu quella l’occasione del famoso dono del “cavallo bianco”, che l’eroe dei due mondi cavalcò durante la sua spedizione. Si specializzò principalmente come pittrice da cavalletto, realizzando paesaggi a olio e acquerelli ispirati agli scorci della terra lombarda e del fiume Adda.
Morì a Caprino Bergamasco nel 1862, all’età di 56 anni, appena un anno dopo aver visto la proclamazione del tanto desiderato Regno d’Italia.
