Le prime imprese e l’inizio della leggenda
Ercole vive da pendolare tra Calolzio e Milano, spesso costretto a fermarsi in città per la notte, ma ormai il suo unico pensiero è la montagna. Dopo alcune ripetizioni di itinerari classici sulla Grignetta, nel 1939 apre la sua prima via sul Torrione Cinquantenario: nasce la Via Lucia, una salita di grado V breve ma già significativa.
È l’inizio di una carriera incredibile, durante la quale Ruchin traccerà alcune delle più importanti vie sulle pareti delle Alpi Lombarde e delle Dolomiti.
Tra le imprese più importanti di Ercole Esposito ricordiamo:
A tale prestigioso elenco vanno aggiunte anche le prime ripetizioni, di altrettanto valore, come la Via Castiglioni nelle Pale di San Martino, la Andrich-Faé sul Civetta o la Via Burgasser al Pizzo Trubinasca.
La Via Pietro Fiocchi sul Monte Spedone: il capolavoro del Ruchin
Tra tutte le imprese di Esposito, una delle più celebri è probabilmente la Via Pietro Fiocchi al Monte Spedone, l’avancorpo del Resegone che domina proprio la sua Calolziocorte.
Una salita considerata un autentico capolavoro di abilità e coraggio, su una delle pareti più difficili e pericolose della Lombardia. Il Monte Spedone presenta una parete alta circa 200 metri, apparentemente compatta e ideale per grandi scalate verticali. In realtà nasconde enormi difficoltà: la roccia è estremamente friabile e i frammenti che precipitano si disintegrano senza lasciare traccia. La parete era quindi un terreno estremamente rischioso, affrontabile solo da un alpinista con caratteristiche fuori dal comune.
Chi se non il mitico Ruchin, peso piuma, indiscusso re dell’arrampicata artificiale d’anteguerra, poteva per primo pensare di salire questa parete fuori dalla norma? Il 23 agosto 1942, insieme a Colombo, altro forte arrampicatore lecchese, supera la parete in sette ore di salita. Nei circa 180 metri di sviluppo utilizza diversi chiodi, pochi dei quali realmente affidabili, dichiarando difficoltà di VI superiore e artificiale. Va però ricordato che Esposito pesava appena 40 chilogrammi, una caratteristica che gli permetteva di affrontare passaggi impossibili per molti altri.
La via, rimasta a lungo dimenticata come molte altre opere del Ruchin, verrà ripetuta solo raramente.
Uno stile moderno e un’etica esemplare
Ruchin non è ricordato soltanto per le difficoltà delle sue salite, ma soprattutto per il suo stile elegante e moderno. Il fisico minuscolo gli garantisce un mix di forza, agilità e leggerezza sorprendente: sale linee che altri tentano ma non riescono a risolvere, ne trova di nuove su pareti che sembrano impossibili.
Riesce così a superare passaggi che altri alpinisti tentano senza successo e individua nuove linee su pareti considerate impossibili.
Anche la sua etica anticipa i tempi moderni: affronta le montagne nel modo più pulito possibile, lasciando pochissimo materiale in parete, recuperando spesso quello lasciato dagli altri e limitando al minimo l’uso di mezzi artificiali. Gli strumenti artificiali, infatti, non sono mai stati la sua scelta preferita.
Il riconoscimento del Club Alpino Accademico
Grazie alle sue straordinarie imprese, nel 1944 Ercole Esposito viene nominato membro del Club Alpino Accademico Italiano, diventando il primo alpinista bergamasco a ricevere questo prestigioso riconoscimento.
Un traguardo eccezionale per un uomo proveniente da una realtà operaia e lontano dai riflettori dell’alpinismo ufficiale.
La nascita del CAI Calolziocorte e la tragedia finale
Oltre all’attività alpinistica, Ruchin dedica energie anche alla crescita della propria comunità. È tra i promotori della nascita della Sottosezione CAI di Calolziocorte del CAI di Bergamo, che diventerà Sezione autonoma nel luglio 1945.
Poche settimane dopo, però, arriva la tragedia. Il 23 settembre 1945, durante un tentativo sulla Torre Salame del Sassolungo, una delle innovative corde in teflon e nylon che aveva iniziato a sperimentare si spezza improvvisamente in circostanze mai chiarite.
La caduta provoca la morte di Ercole Esposito insieme ai compagni di cordata Gino Valsecchi e Bruno Ceschina.
Il ricordo del “piccolo gigante” dell’alpinismo
Ercole Esposito fu un personaggio unico. Viene descritto come un personaggio in fondo timido e schivo, lontano dalle cronache alpinistiche, innamorato delle montagne lecchesi, ove salì itinerari poco o mai ripetuti, ma sempre molto temuti.
Chi lo conobbe lo descrive come una persona timida, riservata, lontana dalle celebrazioni e dalle cronache alpinistiche. Il suo vero amore erano le montagne lecchesi, dove aprì itinerari ancora oggi poco frequentati e rispettati per la loro difficoltà.
Nelle Grigne esistono ancora vie del Ruchin mai ripetute. Ma chi conosce la sua storia sa già cosa aspettarsi: pareti strapiombanti, roccia friabile, passaggi precari e un livello di rischio che solo un alpinista straordinario come Ercole Esposito poteva affrontare.
Un piccolo uomo, ma un gigante della montagna.

