Ol Bes Gatobe

Il drago delle Alpi

Nella Val Fosca, valle del comune di Torre de’ Busi, uno dei biotopi meglio conservati d’Italia, si narra si avvistasse talvolta una strana e pericolosa serpe, il famigerato Bés Gatóbe, un serpente vermiforme, una biscia-gatto.

La sua peculiarità sarebbe quella di essere in grado di ipnotizzare con lo sguardo la sua vittima, portandola ad uno stato di sonnolenza ed intontimento. Centinaia di persone affermano di aver visto questa creatura, un incrocio tra un serpente grigio e corto con testa dalle fattezze di gatto, da cui deriverebbe il suo appellativo. C’è chi afferma che abbia anche una cresta e che sia in grado di arrampicarsi sugli alberi grazie a piccole zampe laterali.

La raccomandazione è sempre la stessa “se incontri il Bés Gàtobe non guardarlo mai negli occhi e scappa!

È intorno al 1660, sulle Alpi, che si registra forse il primo avvistamento della misteriosa creatura quando, durante un’escursione con un amico, il contabile e guardiamarina Andreas Roduner si imbatte in un “drago”.

È una creatura che di fronte agli umani si alza sulle zampe posteriori raggiungendo l’altezza di un uomo. Ha il corpo ricoperto di scaglie, quattro zampe e una lunga coda. Ma la cosa più bizzarra è la testa, piccola come quella di un gatto e sormontata da una folta criniera che le scende lungo il dorso.

A raccontare l’incidente è Johann Jakob Scheuchzer, medico naturalista svizzero, che nella sua opera scientifica del 1723, prima opera scientifica a catalogare flora e fauna delle Alpi, raccoglie anche folklore locale e racconti su animali mostruosi.

Avvistamenti simili non sono una novità. Già lo storico greco Erodoto, vissuto nel V secolo a.C., scrive di avere osservato in Arabia ossa e spine dorsali di “serpenti alati” che, secondo i racconti dei locali, volavano verso l’Egitto e potevano essere fermati solo dagli ibis, che per questo gli egiziani veneravano. E Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historiae del 77 d.C., descrive la figura del basilisco, serpente alato capace di uccidere chiunque con il solo sguardo, anche se lungo massimo una ventina di centimetri.

L’episodio raccolto insieme ad altri simili da Scheuchzer, però, documenta un tipo particolare di rettile che sembrerebbe caratteristico delle Alpi. Il tatzelwurm, o “verme con le zampe”, sarebbe stato infatti avvistato nel corso dei secoli lungo tutto l’arco alpino, dall’Austria alla Francia, passando naturalmente per l’Italia.

Della loro esistenza è convinto, tra gli altri, il naturalista milanese Carlo Amoretti che nel suo viaggio da Milano ai tre laghi, si persuade come “la storia dei lucertoloni alpigiani, lunghi due e più metri,” abbia un fondamento di verità. Secondo lui questi animali apparterebbero alla specie delle iguana, ma sarebbe difficile documentarne l’esistenza perché “essendo riputati velenosi collo sguardo, coll’alito e col puzzo, nessun’osa toccarli.

Tuttavia, egli chiarisce che “sono innocui, se non che furtivamente succhiano le vacche.” Non esistendo resti di questi animali, e cambiando la loro descrizione da un avvistamento all’altro, occorre figurarseli in qualche modo.  Difficile, anche se non impossibile, immaginare una specie di rettile ancora sconosciuto che si nasconderebbe tra le vette alpine senza lasciare alcuna traccia di sé. Da sempre, si può dire, le montagne, e in particolare le montagne europee per eccellenza, le Alpi, sono nell’immaginario popolare la residenza o il rifugio di specie animali strane e bizzarre, a volte decisamente mostruose.

Il grifone, ad esempio, il mitico animale dal corpo di grande uccello ma dalla coda di rettile, anzi di drago, era così noto nel Medio Evo, fra le genti alpine, da divenire lo stemma della città di Belluno. Nel capoluogo della Carinzia, Klagenfurt, al centro della piazza principale si erge la celebre scultura del drago, che è diventato il simbolo della bella cittadina.

Qualunque cosa esso sia, il Bes Gatobe non può essere considerato solo una creatura del folklore montano. Lo zoologo Ulrich Magin, che nel corso dei suoi studi ha raccolto qualcosa come 40 avvistamenti dal ‘700 ad oggi, ritiene che questo essere sia una sorta di anfibio simile alla salamandra gigante della Cina. Parte degli avvistamenti potrebbero essere dovuti, per esempio, alla lucertola ocellata, che può superare gli 80 cm di lunghezza, oppure al colubro lacertino, un serpente che raggiunge facilmente i 2 metri.

Ma se esiste o se sono esistiti questi “mostri” di cui parlano gli zoologi e tanti altri, allora sorge spontanea la domanda: quando, esattamente, queste creature hanno deciso di scomparire alla nostra vista, di sottrarsi ai nostri sensi?

Oppure siamo noi che abbiamo smarrito la capacità di vederle, così come abbiamo perduto la facoltà di vedere tante altre cose?

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