La Zecca della Sonna

La casa dove si nascose Benito Mussolini
Si dice, i nonni lo raccontavano, fantasia o verità?
Durante le ultime fasi della seconda guerra mondiale, quando i bergamaschi vivevano le proprie serate a luci spente nel terrore di essere intercettati, l’autoproclamata Repubblica Sociale Italiana, con capitale a Salò, si apprestava ad avviarsi verso il proprio tramonto.
Nei primi mesi del 1945 compie un tentativo di negoziare una resa vantaggiosa con gli anglo-americani, che però continuano a esigere la resa incondizionata.
Mentre l’esercito tedesco arretra lungo la penisola italiana, Mussolini comincia a pianificare una possibile via di fuga e di salvezza personale. Si parla della Valtellina e della Svizzera.
Nella zona di Torre de’ Busi, in seguito alla ritirata dei fascisti e tedeschi verso la Svizzera, sorse una leggenda su un misterioso tesoro. Secondo questo racconto degli anziani, durante la ritirata di Mussolini, in località delle “Sonne” ossia tra Caprino Bergamasco e Torre de’ Busi, una notte in un casolare fece tappa il Duce con i Tedeschi per riposarsi.
A testimonianza di ciò c’è chi afferma che furono scavate due piccole trincee per posizionare delle mitragliatrici. In questo frettoloso soggiorno i militari avevano allestito una zecca clandestina per coniare denari. Nei giorni successivi la colonna, incalzata dagli Alleati, abbandonò frettolosamente la struttura.
I partigiani, pertanto, si recarono alla “Zecca delle Sonne” e trovarono una ingente quantità di lire e si impossessarono del tesoretto. Relativamente questo racconto ritroviamo alcune verità storiche, la cosiddetta vicenda dell’”Oro di Dongo”. Indubbiamente la colonna in fuga aveva con sé diverse ricchezze provenienti dai fondi dello stato italiano.
Mussolini decide così di fuggire in Svizzera o in Germania. Claretta Petacci parte con lui. A Menaggio, in provincia di Como, Mussolini e Petacci si aggregano a una colonna di soldati tedeschi in ritirata verso Nord. A Musso, non lontano da Dongo, la colonna viene bloccata dai partigiani della 52° Brigata Garibaldi. I tedeschi ottengono il permesso di proseguire in cambio della consegna di tutti i fascisti presenti nella colonna.
A quel punto Mussolini indossa un cappotto e un elmetto tedeschi. Travestito da nazista, Mussolini cerca di passare la frontiera insieme alle colonne tedesche in ritirata. Dopo pochi chilometri, a Dongo, la colonna viene fermata di nuovo e Mussolini viene riconosciuto e arrestato insieme a Claretta Petacci. È il 27 aprile.
Il giorno successivo i partigiani li consegnano all’inviato del CLNAI, il colonnello Valerio (Walter Audisio), che dichiarerà successivamente di averli giustiziati personalmente. Sempre il 28 aprile, a Dongo, vengono fucilati altri fascisti al seguito dell’ex duce. Tra loro, Alessandro Pavolini, segretario del partito fascista repubblicano.
È storicamente accertato che quel tesoretto fu requisito dai partigiani a Dongo e fu ripartito dai vertici del nascente PCI ed utilizzato per l’acquisto d’immobili privati e del partito.