L’Antico Oratorio di Sant’Antonio
Oggi scomparso
Tra la Piazza Regazzoni e l’inizio di via S. Antonio, in direzione Casale, esisteva una Chiesetta privata dedicata a Sant’Antonio Abate, a San Carlo Borromeo e Sant’Antonio di Padova. Pochi i documenti pubblici che ne fanno memoria.
Le fonti storiche
La relazione del parroco don Antonio Ubiali (1861)
Il primo è quello redatto dal parroco di Calolzio don Antonio Ubiali nel 1861. Nella sua relazione al vescovo Mons. Speranza dice:
“Un solo oratorio privato, che è di proprietà della Contessa Lodovica Regazzoni Bossi, sorella del Conte Giacomo Benaglia – ndA, esiste in Calolzio, il quale si apre al pubblico quando vi si celebra la Messa. Sarà presso la proprietaria il documento comprovante il privilegio, essendo l’oratorio medesimo da un antecessore della stessa, il Rev.mo Monsig. Gherardo Conte Benaglio Arcidiacono della Cattedrale di Bergamo, nel corso dell’ultima metà del secolo decimo settimo, stato eretto e nel quale in apposito tumulo, conguagliato al pavimento, riposano le sue ceneri; stato tumulato li 14 Novembre 1704.
È fornito di tutti gli arredi custoditi occorrenti, finora nel Palazzo della proprietaria suddetta, con decenza tenuti. Vi si celebra la sola Messa, e questa anche senza l’intervento della proprietaria quando trovasi alla città. E questa sola Messa privata e nulla più, nei due giorni: 13 giugno, per la ricorrenza di Sant’Antonio di Padova, e il 17 gennaio, per la ricorrenza di Sant’Antonio Abate d’ogni anno, da un sacerdote che si destina ogni volta dal Parroco dietro richiesta della Contessa“.
Il Libro dei Morti dell’Archivio Parrocchiale
Il secondo è tratto dal LIBRO DEI MORTI dell’Archivio Parrocchiale. In esso si legge:
“Li quattordici novembre mille settecento quattro – L’Illustrissimo Rev.mo Monsig. Conte Gherardo Benaglio, Arcidiacono della Cattedrale di Bergamo, in età d’anni 74 in circa, doppo ricevuti li S.S. Sacramenti della Penitenza, Eucarestia et Estrema Untione, è passato da questa a miglior vita, et è sepolto per semplice deposizione nell’Oratorio di San Carlo sito in questa Cura di Calolzio“.
La chiesetta nel Novecento
In un suo articolo pubblicato su CAMPANE del maggio 1960, il prof. don Luigi Rosa scrisse:
“Sull’angolo della Piazza Regazzoni, che svolta in via Sant’Antonio Abate sorgeva una piccola chiesa privata dedicata al Santo di cui prese il nome la via stessa. Negli immobili di Casa Rizzi (attuale palazzo delle suore Orsoline ndA) in vendita, ci fu anche quella chiesetta che, chiusa al culto subì diverse trasformazioni: officina meccanica che ideò una macchina speciale per la fabbricazione di chiodi, suggeritale, forse dalla rudimentale officina dello “STACHETI””, che gli sorgeva accanto, fu Autorimessa ed ora spaccio di frutta e ortaggi… ecc.“.
Nel settembre successivo, ancora sulle pagine del periodico CAMPANE, don parrocchiale Luigi, il cui pseudonimo era AROS, tornò sull’argomento:
“Finalmente e con grande piacere abbiamo visto, in moto rapido e possente, il piccone per la demolizione dell’ex chiesina di Sant’Antonio Abate e adiacenze. Non si demolisce per il gusto di demolire, ma per ricostruire, sull’area disponibile, cose migliori; dar modo al Comune di togliere la strozzatura sconcia e pericolosa che sta all’imbocco di via Sant’Antonio; rettificarne il tracciato e sistemarvi una strada asfaltata larga e comoda piacevolmente diretta al piazzale del Santuario di Casale.
L’operazione sarà completata senz’altro con la messa a punto del piazzale stesso che ha estremo bisogno di un selciato o a cubetti o ad asfalto; lo merita la sua posizione e la dignità del Santuario. L’angusta apertura di via Sant’Antonio sparirà e avremo, per quanto ne sappiamo, una larghezza di sei o sette metri e la palazzina che sorgerà sarà di tre piani con cinque piccoli appartamenti, negozi.”
La memoria conservata
La via, con la sua toponomastica, ricorderà sempre il Santo Abate e la palazzina ricorderà la vecchia chiesetta con la seguente iscrizione:
NUNDINIS QUOD OLIM SACELLUM DIVO ANTONIO AB. DICATUM
Qui, una volta, sorgeva la Chiesa di Sant’Antonio Abate.
Testo a cura dell’archivista A.S.

