Ricerche e Archivi Storici
Questi racconti, tramandati nei secoli, restituiscono un quadro vivido dell’opera caritativa del Santo e dei miracoli attribuiti alla sua intercessione, sia in vita sia dopo la morte.
San Girolamo Miani a Corte e il primo miracolo “da morto”
Quando San Girolamo arrivò in Val San Martino, cercò un posto dove poter stare e dove poter mettere al riparo tutti i ragazzi che attirava a sé. Per poter mantenere questi ragazzi abbandonati, girava per la valle per raccogliere offerte da destinare alla sopravvivenza propria e dei suoi orfani. Un giorno, seguito dalla schiera dei suoi “pitocchi”, giunse a Corte in cerca di carità. La reazione degli abitanti, guidata dal Notaio Giovanni Mazzoleni, fu violentissima: San Girolamo venne accolto a calci e bastonate, allontanato in modo violento ed invitato a tornarsene a Somasca.
Il Notaio che aveva colpito con un calcio il Miani da quel momento cominciò a zoppicare. Col tempo, capì di aver commesso un grave errore e non si perdonò mai di aver agito in quel modo. Quando il Santo mori, pur sofferente per il dolore alla gamba, si trascinò a piedi da Corte a Somasca (lungo l’unica strada che passava dalla Folla) per espiare la sua colpa. Quando fu al capezzale del Santo si inginocchiò, chiese perdono e istantaneamente fu guarito.
È il primo miracolo “da morto” attribuito a San Girolamo nel processo istituito per la sua beatificazione.
Il documento dell’Archivio di Olginate (1624)
Nell’archivio di Olginate vi è un documento molto interessante legato alla memoria di San Girolamo. Si tratta di una deposizione fatta il 5 agosto 1624 davanti al Vicario Foraneo delle Pievi di Lecco e Olginate, don Giovanni Battista Longo, dal possidente e pescatore Costantino Pescarenico abitante a Olginate.
Il miracolo della botte sempre piena di vino
Il Pescarenico aderendo all’invito a presentarsi, rivolto a coloro che potevano rendere testimonianza riguardo ai meriti del Beato Girolamo Miani, fondatore della Congregazione, in occasione della venuta del Signor Vicario Generale, testimonia su ciò che aveva sentito dire da suo nonno riguardo ai prodigi compiuti dal Beato. Egli racconta il prodigio della botte sempre piena di vino, fatto famoso in Olginate e tramandato di generazione in generazione, tanto che fino a pochi decenni fa si diceva: «la sarà mia la böta del Pescarena», per dire di una cosa che non finiva mai.
All’epoca, il Beato Girolamo, che tutti “per bona vita che menava lo tenevano per santo”, passava spesso per Olginate e molte volte si fermava nella chiesa di Santa Margherita a spiegare la dottrina cristiana agli abitanti. Un giorno d’estate il Santo, accompagnato da 35 o 36 orfani, stava uscendo dalla chiesa quando venne invitato da Battista Pescarenico detto Moro, nonno di Costantino, a dissetarsi nella sua casa. Però la moglie, di nome Diamante, sapeva di avere in casa poco vino, perché il “vassello era in SETONO (mezzo ritto) et con poco vino perché quello anno se ne aveva fatto poco per la tempesta”, e quindi si oppose alla richiesta del marito di dare da bere a tutta quella gente. Ma di fronte all’insistenza di questi, che non voleva fare brutta figura davanti al Miani, che stimava tanto, si mise a spillare il vino e, con somma sua sorpresa, questo bastò per tutti e dalla botte continuò ad uscirne fino al nuovo raccolto. “et deto vasello se bene era in setono li stette sempre dentro vino sin al novo raccolto dell’altro vino”.
La guarigione miracolosa di don Fermo Pescarenico
Il Pescarenico prosegue poi raccontando che anche un suo figlio di nome Fermo, prete e cappellano in Santa Margherita di Olginate, era guarito per intercessione di San Girolamo da una malattia così grave che “all’hora non l’ha veria datto per una lira di trolli“. Essendo un giorno andato a Somasca a portare dei pesci a quei Padri e parlando con loro della malattia del figlio, fu da essi consigliato di pregare il Santo che faceva grandi miracoli. Costantino accettò il suggerimento e, quindi, pregò il cuciniere, un certo messer Andrea, di recarsi “in quello loco, dove il Beato Girolamo faceva penitentia, a pigliare dell’acqua da una fontanella dove beveva il Beato mentre viveva…“. Il cuciniere tornò con “sei cugiali di acqua, che Costantino fece bere al figlio il quale comenciò subito a migliorare et in breve per li meriti del Beato sorse sano da detta infermità“.
Per la storia, questo Fermo divenne parroco di Vercurago e, dal 1631, di Calolzio, dove morì nel 1651.
Fonti e ricerche storiche
Le informazioni qui riportate derivano da studi e ricerche condotte da:
Padre Maurizio Brioli Somasco
Giovanni Aldeghi
Gianluigi Riva
Dario Dell’Oro
Testo adattato dell’archivista A.S., con finalità di divulgazione storica e valorizzazione della memoria di San Girolamo Miani in Val San Martino.
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