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Gioanì sènsa pura e i Trì Morc

Adelio Bonacina

Il buon Gioaní era un ragazzo del paese che faceva il calzolaio. Un giorno stanco del suo lavoro monotono decide di cambiar vita e di andare a cercare fortuna in città.

Arrivato in città inizia a percorrerla a piedi domandando qua e là agli abitanti quali opportunità di sistemazione offriva e cosa si raccontava da quelle parti, al fine di orientarsi al meglio. Viene a conoscenza che vi è un maniero sopra una collina, nel quale nessuno voleva alloggiare, in quanto si udivano grida di terrore e lamenti tutte le notti e per questo motivo da molto tempo era abbandonata al decadimento.

Una tradizione del luogo narrava che colui che fosse riuscito a passare ben tre notti consecutive senza fuggire ne sarebbe divenuto il proprietario.

Gioaní è un ragazzo forte e coraggioso, e non ha mai dato segni di essere un codardo, in fondo non ha mai temuto di affrontare gli spiriti maligni in quanto il suo scetticismo è sempre stata la sua arma migliore, per cui la prova anziché spaventarlo lo stuzzica. Decide così di tentare l’impresa, dopo tutto avrebbe risolto tutti i problemi della sua nuova vita e avrebbe vissuto giorni sereni.

Si incammina lungo lo stretto e tortuoso sentiero che conduce al misterioso maniero. I rami degli alberi lo invadono, il fondo in terra battuta è sconnesso e vi sono cresciuti molti rovi. È strano che non vi siano né fiori e profumi, nessun cinguettare di uccelli e nessuna farfalla in volo. Gioanì sale lungo il sentiero sulla collina e con cautela si avvicina al palazzo. I rovi si fanno più intensi e sembrano voler intralciare il suo cammino cercando di strappargli i vestiti e graffiando la sua pelle.

Ormai si è fatto buio e il nostro eroe prosegue con passo sicuro, sino ad arrivare di fronte all’oscura dimora, le cui finestre scure sembrano occhi spalancati e allibiti intenti ad osservarlo. Di fronte ad uno cortile invaso da spine e ortiche c’è un portone spalancato e da quell’atrio proviene una luce, come se tutto fosse stato preparato per l’arrivo di un ospite importante.

Piano piano e prestando massima attenzione entra nel palazzo, ma con sua sorpresa non c’è nessuno! Uno scalone conduce al piano superiore ed è ben illuminato da torce accese. Gioaní dimostra subito il suo coraggio e sale i gradini con energia. Con grande stupore la sala signorile, al contrario del sentiero, è perfettamente in ordine e pulita.

Gioaní incuriosito decide allora di esplorare tutto l’edificio visitando lussuose stanze ben illuminate colme di mobili preziosi, dipinti e affreschi, ma non trova traccia di anima viva!

Il nostro avventuriero entra in un grande salone nel quale al centro vi è un grande tavolo rettangolare di legno con il capotavola sorprendentemente apparecchiato per la cena con soli due posti. In fondo al salone c’è un grande camino con il fuoco acceso e un pentolone per far bollire la carne da cui proviene un buon profumino. Gioaní dopo quella lunga camminata ha fame e va a curiosare alzando il coperchio della pentola e con grande meraviglia vede che sta bollendo a puntino della carne prelibata pronta per essere messa nel piatto, quando sente una voce tenebrosa provenire dalla cappa del camino: “Arda ch’a bőté!” e il Gioaní replica “Bőta! Bőta! Ma arda la me pignata!!)” non fa a tempo nemmeno a rispondere che dalla cappa casca una gamba di un uomo e la voce ripete: “Arda ch’a bőté!” e dalla cappa casca l’altra gamba, la voce per la terza volta ripete “Arda ch’a bőté! e via via nello stesso metodo cascano gli altri pezzi del cadavere, le braccia, il corpo e la testa. A quel punto le gambe cominciano a muoversi e si riattaccano al corpo, stessa sorte spetta alle braccia e alla testa.

Gioaní non si scompone, prende la pentola dal fuoco e invita l’uomo misterioso a sedersi con lui a mangiare. Il nostro eroe più affamato che mai mangia con gusto la carne elogiando il misterioso cuoco, mentre l’uomo rimane zitto senza professar parola. Una volta terminata la cena Gioaní si dirige verso la camera da letto, da buon montanaro è abituato ad andare a coricarsi presto come le galline, mentre il misterioso personaggio lo segue. Il nostro eroe sceglie la stanza che ha il letto più comodo, si spoglia, si infila sotto le coperte.

L’uomo del maniero cerca di disturbare il sonno del Gioaní, si mette a camminare nella stanza facendo strani rumori e si mette a tiragli le coperte, ma il nostro eroe, da buon lavoratore, si addormenta profondamente con il cuor in pace.

Il giorno successivo al sorgere del sole il palazzo sprofonda in un silenzio irreale. Gioaní si alza, si veste e passa la giornata ad esplorare il maniero sino al calar della sera.

Dopo il tramonto, avendo compreso l’inconsueta cerimonia, il nostro paladino si reca nel salone. Il camino è acceso e come la sera precedente sul fuoco bolle la pentola ed il tavolo è apparecchiato, ma questa volta per tre persone.

Gioaní sentendo un ottimo profumo provenire dalla pentola si avvicina al camino per sbirciare e ode la voce tenebrosa della sera precedente: “Arda ch’a bőté!

Tutto si ripete esattamente come la sera successiva, ma questa volta cade il cadavere intero! La voce inoltre ripete l’avviso ed ecco cadere dal camino un altro cadavere che si aggiunge alla compagnia. La notte procede come il giorno prima, cena silenziosa e mentre Gioaní va a dormire le due salme lo seguono.

Appena il giovane si infila sotto le coperte i due cadaveri si scatenano, lo prendono per le lenzuola e lo strascinano per tutta la casa, su e giù dalle scale, lo battono contro i muri, insomma gliene fanne vedere di tutti i colori.

Il mattino seguente il nostro eroe è ancora frastornato dalla nottata, si alza tardi e rimane a riposare nel silenzioso palazzo, arriva la fatidica terza sera. Tutto si ripete con lo stesso rituale, questa volta la tavola è apparecchiata per quattro persone, e la voce ripete il solito monito “Arda ch’a bőté!, e così cadono uno dopo l’altro tre cadaveri.

La cena come di consuetudine si svolge silenziosa, successivamente ol Gioaní va a dormire come niente fosse. È l’ultima notte e cadaveri si scatenano in una vera e propria sarabanda e cercano in tutti i modi di terrorizzare e far scappare il nostro eroe, lo buttano perfino in una pentola di olio bollente, ma ogni tentativo è vano a farlo desistere.

Così arriva l’alba e la casa ritorna tranquilla e silenziosa, finalmente la natura si risveglia, si odono gli uccelli cantare, i fiori sbocciano ai raggi del sole, i profumi si liberano e tutto sembra rinascere come da un lungo letargo.

In nostro Gioaní aveva rotto la maledizione che teneva confinati in quella dimora i tre defunti. Da quel momento si guadagnò il titolo di “sensa pura”, ol Gioaní sènsa pura!

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